La giornata tipo di un SEO nel 2026, raccontata male

19/06/2026 | SEO e posizionamento su Google

Premessa: questa giornata non esiste. Eppure la vivo tutti i giorni

Faccio questo mestiere da quasi trent'anni. Ho ottimizzato siti quando Google era una matricola, ho spiegato a un cliente nel 2003 perché non bastava ripetere la parola chiave quarantasette volte nel footer del sito, e sono sopravvissuto a ogni "rivoluzione" che da allora avrebbe dovuto spazzarmi via. Credo di essermi guadagnato il diritto a uno sfogo.

Quindi oggi niente consigli, niente "5 trend da non perdere". Solo la giornata tipo di un consulente SEO nel 2026, raccontata male. Ogni scena è inventata. Nessuna è falsa.

Indice dei contenuti

8:01 — La mail prima del caffè

La sveglia è alle 6:45 ma la prima notifica utile arriva alle 8:01, prima ancora che il caffè sia salito. È un cliente. Oggetto: "Una cosa veloce". (Non lo è mai.)

Dentro c'è uno screenshot. È ChatGPT che, interrogato senza un briefing, senza dati, senza contesto, ha sentenziato che il suo sito "dovrebbe avere articoli da almeno 3.000 parole". Il cliente chiude con un'osservazione che mi accompagnerà per il resto della giornata: "Lo facciamo?".

La parte divertente è che la risposta intelligente esiste, e l'hanno persino scritta: i colleghi di Search Engine Land spiegano che non conviene partire elencando tutto quello che ChatGPT ha sbagliato, ma dalle idee che vale la pena esplorare, ricordando che un output dell'AI vale quanto il prompt e il contesto che riceve. Tutto giusto. Tutto saggio. Però sono le 8:01 e il caffè è ancora di là.

Consulente SEO al lavoro durante una giornata tipo

9:30 — Apro Search Console e incontro il coccodrillo

Mi siedo, apro Google Search Console, e mi accoglie quello che ormai nel settore chiamano il "grafico a coccodrillo": le impression che salgono verso il cielo, i click che scendono verso gli inferi. Le due linee si allontanano come le fauci di un coccodrillo che sta per chiudersi su di me.

Vuol dire che il mio lavoro funziona: la gente trova il cliente. Solo che lo trova dentro la risposta dell'AI, legge lì quello che gli serve, e non clicca. Ho fatto un ottimo lavoro per non ricevere la visita. È come essere un cuoco bravissimo in un ristorante dove tutti ordinano d'asporto e mangiano fuori dalla porta.

11:00 — Nasce un nuovo acronimo (e non avevo ancora finito d'imparare il precedente)

Verso le undici scopro che è nato un nuovo acronimo. Avevo appena assimilato GEO (Generative Engine Optimization), che era arrivato AEO. Mentre studiavo AEO è spuntato AI Mode. Mentre scrivevo questa frase, statisticamente, ne è probabilmente nato un altro.

La verità che nessuno dice agli imprenditori: sotto i nomi nuovi, il mestiere cambia molto meno di quanto sembri. Servono contenuti fatti bene, una struttura che le macchine capiscano e un sito che si fidino a citare. Il resto, spesso, è marketing del marketing. Ma provate a spiegarlo a un cliente che ha appena letto su LinkedIn che "la SEO è finita, ora conta solo la GEO".

13:00 — "Ho fatto due ricerche con l'intelligenza artificiale"

Pranzo. Squilla il telefono. È l'altro cliente, quello che ha scoperto l'AI tre settimane fa ed è già diventato un esperto. Esordisce con la frase che ogni consulente del 2026 conosce a memoria: "Ho fatto due ricerche e ho capito come funziona".

Non ce l'ho con lui, davvero. Il problema è strutturale, e lo dicono pure i grandi nomi del settore: l'AI fa sembrare la SEO ingannevolmente semplice, abbassa la soglia d'ingresso ma non sostituisce la competenza — e senza quella escono lavori "tecnicamente corretti ma mediocri". L'AI ti dà la risposta. Non ti dà le domande giuste da farle. E in questo mestiere il valore è quasi tutto lì, nelle domande.

16:00 — Arriva la newsletter: "La SEO è morta" (puntata 1.412)

Pomeriggio. Ricevo l'ennesima newsletter che annuncia, con tono funebre e font drammatico, che la SEO è morta. Sorrido.

Perché io la SEO l'ho già seppellita diverse volte. È morta con l'aggiornamento Panda, quando sparirono i siti pieni di articoli inutili. È morta col mobile-first, quando chi non era responsive doveva chiudere. È morta a ogni core update degli ultimi quindici anni. E ogni volta, puntuale, è risorta — solo cambiata. Stavolta sta cambiando sul serio, è vero. Ma "cambiare" e "morire" sono due verbi diversi, e dopo trent'anni li so distinguere.

18:30 — Google annuncia un core update. È venerdì, ovviamente

Sto per chiudere. Mancano dieci minuti al fine settimana. Ed ecco la notifica: Google sta rilasciando un core update. Di venerdì. Sempre di venerdì. Sospetto sia una scelta editoriale precisa, un piccolo dispetto affettuoso a chi fa questo lavoro.

Il weekend, ormai lo so, non sarà di riposo ma di osservazione. Aprirò i grafici la domenica sera "solo un secondo", come chi controlla il forno mentre dorme.

21:00 — Scrivo un articolo che forse leggerà solo un'AI

Sera. Mi metto a scrivere un articolo serio, di quelli con dati veri e cose mie dentro. E mi viene il pensiero del 2026: questo pezzo, se va bene, finirà citato dentro un'AI Overview. Qualcuno leggerà la mia frase riassunta da una macchina, annuirà, e proseguirà. Nessun click. Nessun saluto.

E va bene così, in fondo. Lo scrivo lo stesso. Anzi, ne ho appena scritto uno.

E allora perché continuo a farlo?

Perché sotto lo sfogo c'è una cosa semplice. In un mondo dove tutti possono avere una risposta in tre secondi, è diventato rarissimo avere la risposta giusta per il proprio caso. L'AI ha reso abbondante l'informazione e scarsa l'interpretazione. E l'interpretazione è esattamente ciò che un imprenditore paga quando chiama uno come me.

Il cliente delle 8:01 non aveva bisogno di un articolo da 3.000 parole. Aveva bisogno di qualcuno che gli dicesse perché no, e cosa fare invece. Quel "perché" non te lo dà un prompt: te lo dà uno che questa giornata, raccontata male, la vive davvero tutti i giorni.

E domani, alle 8:01, ricomincio.

Ti serve l'interpretazione giusta per il tuo caso, non l'ennesima risposta dell'AI?

Se anche tu ti riconosci in una di queste scene — o sei dall'altra parte, quello che scrive "una cosa veloce" alle 8:01 — probabilmente non ti serve un altro strumento, ma qualcuno che quelle domande le fa da trent'anni. Scrivimi e ragioniamo sul tuo caso, senza acronimi inutili.

Fonti e metodologie

Questo è un pezzo personale, non un'analisi: i numeri qui sono pochi e i riferimenti servono a inquadrare fenomeni reali del settore.

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